Parma – No Ogm, occupata la sede dell’Efsa, le “forze dell’ordine” aggrediscono gli attivisti

Nella citta del sindaco cinque stelle Pizzarotti un’aggressione incredibile da parte della polizia agli attivisti No-ogm che pacificamente hanno occupato la sede di EFSA, l’Authority Europea per la sicurezza alimentare.

da Globalproject
20 / 3 / 2014

 

Circa 100 attivisti dei centri sociali dell’Emilia Romagna, Marche e Nord Est sono riusciti ad entrare nella sede dell’ente scavalcando i tornelli interni, invadendo l’atrio e poi improvvisando un corteo interno,salendo anche alcuni dei piani superiori e interrompendo la proclamazione del direttore generale di EFSA.
Tutto senza particolari tensioni né con il personale di sicurezza né con gli impiegati che per lo più si sono limitati a guardare.

EFSA non è certamente un “luogo privato”. EFSA è un luogo pubblico per la sua natura di ente Europeo ma soprattutto perché riguarda la salute e la sicurezza alimentare e ambientale di tutti noi, e per questo ci è decisamente difficile ritenere illegittima la nostra azione di oggi.

Vi sono molte criticità, come spieghiamo diffusamente più avanti, nel processo con cui EFSA esprime la sua valutazione di rischio a proposito degli OGM. Da molto queste criticità sono state descritte, discusse, segnalate da scienziati e grandi associazioni ambientaliste, ma senza una risposta da parte dell’entené, tantomeno, alcuna modifica alle sue linee guida.
A fronte dell’attacco massiccio che la lobby del biotech sta sferrando per allargare il mercato degli OGM in Europa, il nodo dell’EFSA diventa centrale per denunciare come non ci sia realmente una valutazione seriamente scientifica del rischio e della realtà delle sementi che poi vengono sempre iscritte a registro.
Del resto, come dice la stessa EFSA, le valutazioni di rischio sono solo uno degli elementi di cui la Commissione Europea tiene conto, “insieme ad altri”.
Ci piacerebbe sapere quali sono questi altri che, evidentemente, possono divenire variabili indipendenti dal rischio e dalla sicurezza.
Del resto, accade sempre che la Commissione Europea ignora il parere contrario di molti degli stati Europei per procedere all’approvazione delle richieste.
È evidente quindi, che EFSA e la Commissione Europea funzionano più da commessi del biotech che da istituzioni.

Per questo oggi siamo entrati nella sede della NOSTRA agenzia per la sicurezza alimentare.

E la reazione della polizia è stata allucinante.

Dopo la dinamica interna descritta poco sopra, nel momento in cui tutti gli attivisti erano nel piazzale esterno e stavano parlando con il personale EFSA che era stato fatto evacuare  – tanto per restituire il calibro draconiano delle misure prese – le “forze dell’ordine”, arrivate in grande spolvero con polizia, carabinieri e guardia di finanza, hanno improvvisamente tentato di sbarrare le cancellate di accesso.
Prontamente gli attivisti sono corsi verso le medesime cancellate per garantirsi una via d’uscita e in quel preciso istante è scoppiata una follia di manganellate, in particolare contro le ragazze, calci, sputi, insulti di un livello indecente e persino una pistola (nota: che sia stata estratta, che sarebbe gravissimo, e poi persa o direttamente persa, ciò si configura come un errore sbalorditivo e gravissimo delle forze di polizia).
Dopo un confronto piuttosto duro gli attivisti sono riusciti a conquistare l’uscita e a non farsi rinchiudere,iniziando per protesta un corteo spontaneo, subito accerchiati da un numero spropositato di “forze dell’ordine”, in un clima pesantissimo di intimidazioni, provocazioni e oltraggi personali.

Per circa una mezz’ora, con altre cariche, manganellate sui volti e le teste, cascate addosso a un attivista schiacciato sul cofano di un’auto, il corteo ha attraversato la città per dirigersi verso il Municipio a chiedere conto a Pizzarotti, sindaco del movimento M5S, della democrazia nella sua città che si piega all’inceneritore e non si accorge delle strane dinamiche di EFSA sugli OGM, ma è prontissima a scatenare una repressione incredibile contro degli attivisti che non hanno fatto altro che portare fisicamente delle domande a EFSA.

Il corteo è stato bloccato in mezzo a un ponte chiuso da cordoni di polizia in assetto antisommossa, sotto il ricatto di acconsentire all’identificazione di massa o essere fermati in questura.

Nello stesso tempo le stesse “forze dell’ordine” invitavano i cittadini che assistevano ai fatti e che volevano essere informati ad allontanarsi. Alla faccia della partecipazione cittadina …

Gli attivisti hanno rifiutato sia di farsi portare in Questura sia di consegnare i documenti.

Chiedendo invece che fossero identificati il nome dell’agente digos che ha preso la pistola, il nome del carabiniere che ha preso a cascate un ragazzo, il nome di chi ha manganellato in faccia una giovane ragazza.

Solo dopo ciò la situazione si è sbloccata consentendo agli attivisti di poter andarsene senza consegnare nessun documento identificativo.

Una giornata vergognosa per chi gestisce la città di Parma.

Una buona giornata invece per la riapertura di una campagna contro gli ogm, a partire dal fatto che non c’è alcuna Authority che, in questo campo, intenda seriamente garantire nulla a proposito di salute, ambiente e sovranità alimentare per continuare sui territori con un conflitto aperto e radicale contro i tentativi di introdurre queste colture sulla nostra terra.

Vai alla cronaca in diretta della giornata

Coalizione Centri Sociali dell’Emilia Romagna, Centri sociali del Nord est e Centri sociali delle Marche.

Ecco i motivi dell’occupazione di oggi ad Efsa

Cibo, terra e comunità: contro gli OGM per la sovranità e la sicurezza alimentare contro il biocapitalismo della terra.

Con l’occupazione dell’EFSA, l’Authority Europea per la Sicurezza Alimentare, oggi rilanciamo pubblicamente una campagna di conflitto aperto e diretto contro l’introduzione degli OGM in Italia e in Europa.

Centri sociali, ambientalisti, attivisti, agricoltori, in molti ci stiamo organizzando  con la rabbia degna che anima gli agricoltori dal sudamerica all’india, le comunità rurali di tutto il mondo riunite ne La Via Campesina, i fauchers francesi che hanno respinto la Monsanto cacciandola dalla terra.

Le colture OGM, così come l’agricoltura industriale, esercitano una violenza inaccettabile sull’agricoltura, sull’ambiente e sui nostri corpi.
Gli OGM non hanno altra ragione di esistere che il profitto delle multinazionali che li producono e il controllo che consentono sulla catena alimentare e l’agricoltura: il pensiero magico che li accompagna è solo un contrabbando ideologico.
Non sono più produttivi, inducono un utilizzo smodato e crescente di diserbanti, disastrosi per l’ambiente e pericolosi per la salute, e determinano l’insorgere ormai incontrollato di infestanti e insetti resistenti, pongono serie criticità e preoccupazioni per l’effetto sulla salute umana.

Con le altre monocolture intensive sono tra le principali cause dei cambiamenti climatici e della crisi ecologica.
Riducendo la biodiversità, impoverendo i terreni e introducendo l’inaccettabile principio del copyright minano alle radici la sicurezza e la sovranità alimentare, la libertà di scelta e di produzione di cibo delle comunità, la condivisione delle risorse alimentari.

Tutto questo è inaccettabile e non siamo disposti ad attendere lo svolgersi dei giochi di ruolo delle lobbies: non lo fanno coloro che si fanno agenti delle multinazionali, che forzano la legalità, in Friuli come in altre parti d’Europa, e forzano soprattutto i confini del bios con conseguenze irreparabili.

Per questo oggi abbiamo occupato l’EFSA, l’Authority che dovrebbe garantire la sicurezza alimentare ma che sicuramente nel caso degli OGM garantisce soltanto, insieme alla Commissione Europea, una facile via di accesso alle multinazionali.

Non un parere negativo è stato mai espresso: a detta dell’EFSA perché il livello scientifico delle richieste è sempre stato molto alto. Stranamente però molti governi e scienziati sono spesso stati in profondo disaccordo con questa conclusione basata su documentazione fornita dalle stesse multinazionali senza alcuna verifica indipendente e quasi sempre a partire da dati non pubblicati.

Le linee guida di EFSA per il processo di valutazione dei rischi sono scandalose.

– Le multinazionali hanno la totale libertà di determinare gli elementi essenziali per la valutazione del rischio, e le metodologie prese in considerazioni sono state formulate da, o con, tecnici che lavorano per le stesse multinazionali.

– L’elemento principale del processo, la “valutazione comparativa del rischio”,  gemella della “sostanziale equivalenza” dell’ente USA, fu definito da scienziati (in particolare Kuiper e Kok) che lavoravano per l’ILSI, un istituto finanziato dalle multinazionali biotech, in collaborazione con personale alle dirette dipendenze delle stesse multinazionali (Monsanto, Bayer, Dow, Syngenta), e che poi ricoprirono cariche di primaria importanza nella valutazione del rischio per gli OGM.
EFSA seguì successivamente il suggerimento di ILSI di ritenere la valutazione comparativa l’elemento principale del processo di valutazione e, in pratica, una valutazione in sé anziché soltanto il primo di una serie di passaggi obbligatori.

– La valutazione comparativa non ha un reale valore scientifico, come minimo perché non ha nessuna definizione quantitativa e non tiene conto della specificità genetica che non ha niente a che vedere con l’ereditarietà e la normale regolazione genica.
Nonostante ciò sarebbe sufficiente a rigettare le piante OGM, se fosse applicato rigorosamente. Infatti è dimostrato che le piante OGM NON sono “sostanzialmente equivalenti” alle piante non-OGM da cui sono derivate poiché mostrano importanti differenze nei nutrienti e nelle proteine, nonché nel livello di tossine e allergeni (nel qual caso queste differenze sono classificate come “non biologicamente rilevanti” dagli stessi scienziati che hanno definito le linee guida).
Il trucco usato dalle multinazionli è di attuare la valutazione comparativa non tra la pianta OGM e la linea isogenica non-OGM da cui è derivata ma con un database vastissimo che include molte varietà non isogeniche, coltivate in luoghi e tempi diversi (alcune anche più di 50 anni fa), in modo da ampliare la variabilità di riferimento includendo anche varietà inusuali con valori atipicamente alti o bassi di alcune componenti.
EFSA riconosce validi questi stessi database creati dalle multinazionali senza richiedere alcuno studio più rigoroso.
(E tutto ciò, notiamo, è addirittura contrario alla direttiva Europea sul rilascio di piante OGM)

– Non è richiesta la valutazione degli effetti combinati di differenti erbicidi o differenti tossine espresse dalla pianta, nonostante gli effetti sinergici non siano prevedibili o conosciuti.

– Non è richiesta la valutazione a sé stante di piante che combinino più tratti genetici specifici.

– Non è richiesta una valutazione degli effetti su organismi non-target a tutti i livelli della catena alimentare, ma solo dei livelli più bassi, né è richiesta una valutazione completa degli effetti cumulativi a lungo termine.

– Non c’è alcun obbligo esplicito per la pubblicazione dei dati sperimentali prodotti dalle multinazionali, in modo che essi siano accessibili per studi indipendenti.
A questo proposito, nota un editoriale di Scientific American (13 agosto 2009), “è impossibile verificare che le piante ogm si comportano come viene detto [..] perché le compagnie biotech hanno il potere di veto sul lavoro di ricercatori indipendenti [..]
Solo studi che siano stati da loro approvati approdano alle riviste [..]
”.

Tutto questo è inaccettabile e renderebbe ridicolo, se non fosse oltraggioso, la pretesa delle direttive europee in materia di coltivazione delle piante OGM, per le quali la valutazione della loro sicurezza è affidata a livello Europeo proprio a EFSA.
E se non bastasse, sarebbe sufficiente incrociare le dichiarazioni della Monsanto:

Monsanto non dovrebbe dover rispondere della sicurezza del cibo biotech. Il nostro interesse è di venderne il più possibile.
Assicurarne la sicurezza è il lavoro delle agenzie governative (FDA, l’agenzia USA per la sicurezza alimentare, corrispettivo di EFSA). Philip Angell, Monsanto’s director of corporate communication,
NYT magazine, 25 ottobre 1998″

con quelle di EFSA, così come appaiono dalle sue linee guida:

Non è previsto che EFSA produca studi indipendenti, poiché è onere del proponente di dimostrare la sicurezza della pianta GM
in questione”

per comprendere come la questione degli OGM è esattamente quello che appare: un conflitto aperto fra il biocapitalismo e la libertà per la difesa della terra, del cibo, della salute e dell’ecosistema.Coalizione Centri Sociali dell’Emilia Romagna, Centri sociali del Nord est e Centri sociali delle Marche.