Tunisi – Ucciso Chokri Belaïd, leader dell’opposizione laica, la protesta divampa nel paese

6 / 2 / 2013

 E’ stato ucciso questa mattina a Tunisi  uno degli esponente dell’opposizione laica Chokri Belaïd del Partito dei patriotti democratici. Gli hanno sparato all’uscita di casa ed è morto mentre veniva portato in ospedale.

Immediatamente sono iniziate le proteste di piazza, la polizia ha sparato lacrimogeni contro i manifestanti che sono scesi in Avenue Bourghiba, nei pressi del ministero dell’Interno, gridando slogan e chiedendo le dimissioni del premier Hamadi Jebali. Sono state costruite barricate per difendersi e diverse sedi del partito al governo Ennadah sono state attaccate. Proteste sono in corso in tutto il paese.

I manifestanti sono scesi in piazza chiedendo le dimissioni del governo, accusato di aver creato il clima che ha portato all’omicidio dell’esponente di sinistra e che si realizzi veramente democrazia, diritti e libertà, gli obiettivi della rivoluzione iniziata due anni fa con la primavera araba. Di fronte alla vastità delle proteste, in serata il Primo Ministro ha annunciato che verrà creato un governo di unità nazionale fino alle elezioni da fare quanto prima. Intanto per domani è convocato lo sciopero generale.

CRONACA DELLA GIORNATA

IN SERATA

Mentre le piazze restano ancora piene, è stato lanciato per domani lo sciopero generale convocato da forze dell’opposizione e sindacati.

Intanto intorno alle 20.00 il Primo Ministro tunisino, segretario generale di Ennahda, Hamadi al Jebali, ha affermato che ci vogliono elezioni in tempi brevi e che formerà un governo d’unità nazionale. Il tutto dovrebbe avvenire  entro 24 ore.Al Jazira riferisce che i ministri di questo governo non si presenteranno alle prossime elezioni, in occasione delle quali saranno dispiegati osservatori internazionali.
In una intervista realizzata da France 24 Nizar Snoussi, avvocato ed amico di Choukri Belaïd ha affermato che “il Ministro dell’iInterno e il Ministro della Giustizia non hanno fatto niente nonostante le minacce di morte che già Chokri Belaïd aveva ricevuto”.200 avvocati continuano un sit-in davanti al Ministero, mentre presidi sono in corso in ogni parte del paese. A Sfax è stato occupata la sede di Ennadah.

POMERIGGIO

Al telefono con Khaled. sostenitore del partito, capiamo chi era Chokri Belaïd e quello che sta succedendo a Tunisi.

“Chokri Belaïd era un nostro compagno, impegnato nella lotta

dai tempi di Boughiba e Ben Ali. Attivo fin da studente, anche oggi denunciava il sistema di governo attuale e gli attacchi all’opposizione.

In questi ultimi tempi praecchie sedi politiche ed esponenti dell’opposizione sono stati attaccati dagli integralisti salafiti.

Adesso le Forze Armate sono nelle strade ma non riescono a fermare i manifestanti che sono in corteo per chiedere a gran voce: diritti, libertà e democrazia, le richieste della rivoluzione. A tunisi stanno arrivando delegazioni da tutto il paese e ci sono manifestazioni contro le sedi di Ennadah in tutto il paese”.

Le agenzie di stampa danno la notizia le opposizioni presenti nell’Assemblea costituente hanno deciso di far dimettere tutti i loro rappresentanti.

MATTINATA

Alla notizia dell’agguato immediatamente, dicono le agenzie di stampa,  migliaia di persone sono scese in avenue Bourghiba, nei pressi del ministero dell’Interno, gridando slogan e chiedendo le dimissioni del premier Hamadi Jebali, che si è subito premurato di dire che “l’assassinio è un atto terroristico” ed ha cancellato un suo viaggio in Egitto previsto per domani.

Le manifestazioni stanno continuando in tutto il paese anche con dure proteste ed attacchi alle sedi di Ennadah.

Chokri Belaïd, figura dell’opposizione laica e fortemente critico nei confronti del governo attuale, faceva parte di Nida Tounes, partito che aveva denunciato nel fine settimana scorso una aggressione di salafiti alla propria sede nella capitale.

In Tunisia negli ultimi tempi molti partiti d’opposizione e sindacati hanno accusato milizie pro-islamiche di attacchi a persone e sedi dell’opposizione.

Così come si sono fatte più forti anche le denunce contro la repressione operata dal governo e le proteste per una situazione economica di crisi che pesa in particolare sui giovani.