Cosa è successo giovedì 27 novembre a Schio?

Schio giovedì ha mostrato il suo volto più autentico: una città che non accetta in silenzio simboli e pratiche del suo passato più oscuro. Alla provocazione della ronda fascista di Forza Nuova, la risposta è stata immediata e compatta: una mobilitazione forte, determinata, carica di dignità. In Piazza Rossi il presidio era unito, e si è mosso determinato non appena si è saputo che FN stava per muoversi.

In quel momento la polizia ha scelto di intervenire violentemente con idranti e manganelli, nel tentativo di spezzare la linea del corteo. A quel punto il corteo, alla notizia che FN si dirigeva verso il centro ha iniziato ad arretrare per andare loro incontro. Ma in quel momento una seconda carica, ancora più violenta e immotivata, ha travolto persone e ferito manifestanti: reparti della celere che irrompono nella piazza, corpi travolti e pestati. Una scena assurda, sproporzionata, ingiustificabile. Almeno due manifestanti sono stati gravemente feriti riportando delle ossa rotte. Alcuni agenti sono stati travolti e calpestati a terra dalla stessa furia bestiale dei propri colleghi. Eppure la piazza ha resistito, ha parlato con la sua compattezza.

Questa determinazione ha portato all’unico risultato possibile: la sfilata di Forza Nuova è stata fermata, non per scelta istituzionale, ma perché la città ha impedito che si appropriasse delle sue strade. È emersa chiaramente la gestione dell’ordine pubblico del Governo Meloni: violenta, che colpisce i cittadini pur di garantire spazio a un gruppo marginale e provocatorio di fascisti. La neutralità della sindaca Marigo si è rivelata una grave assenza politica, che consente a pochi militanti di FN di sfilare mentre la Schio Antifascista che riempie le piazze è blindata in un presidio.
Alex Cioni e FdI invece hanno alimentato per mesi una narrazione distorta sulla sicurezza: strumentalizzano ogni fatto di cronaca non tanto per affrontare il problema ma bensì per alimentare paura e odio verso il nuovo e il diverso
Avvelenano la discussione pubblica e preparano il terreno a situazioni come quella di ieri sera.

Schio non ha bisogno di chi diffonde paura, ma di chi costruisce, di chi unisce, di chi guarda in faccia e si prende cura della complessità. Giovedì è emersa una Schio antifascista potente, viva, concreta: una comunità che ogni giorno lavora per una città più giusta, che non si lascia intimidire e che sceglie con coraggio da che parte stare