lootingIraq, l’ultimo crimine di guerra

La cancellazione della storia della Mesopotamia e la distruzione di Ninive

Felicity Arbuthnot | globalresearch.ca

14/03/2015

“L’Iraq potrebbe presto finire senza storia” (archeologa Joanna Farchakh, citata in Cultural Cleansing in Iraq, Pluto Press, 2010 )

Nel suo indispensabile libro “Dai Sumeri a Saddam” [From Sumer to Saddam] (1) Geoff Simons scrive:

“La regione del mondo che gli antichi greci chiamavano Mesopotamia (terra tra i fiumi)… è stata una fonte di civiltà, un vero e proprio crogiolo… Culla, grembo del progresso culturale… Qui nacquero le prime città, apparve la scrittura e furono codificati i primi sistemi giuridici. E’ qui, lungo queste terre antiche come Sumer, Akkad, Babilonia e Assiria che fu agitato quel fermento culturale vitale, quello straordinario miscuglio da cui sarebbe emersa la civiltà occidentale”.

Quel capitolo, “L’antico crogiolo” [The Ancient Crucible], si conclude così: “Si potrebbe anche pensare che un moderno Iraq abbia il diritto di contemplare con stupore e orgoglio la fruttifica ricchezza delle culture che dapprincipio emersero in questa terra, più di cinquemila anni fa”.

Dal giorno dell’invasione statunitense-britannica, quella “fruttifica ricchezza” sociale, culturale, storica è stata sistematicamente, deliberatamente cancellata in uno dei più devastanti, dispotici, profanatori, polverizzanti Armageddon culturali della storia.

Il 19 marzo si rievoca il dodicesimo anniversario dalla distruzione di quel “crogiolo”, le cui meraviglie sono ancora incessantemente saccheggiate e demolite.

Quando fu saccheggiato il Museo nazionale (10-12 aprile 2003), le truppe americane stettero a guardare, mentre i loro colleghi custodivano diligentemente il Ministero del petrolio.

Dopo che furono saccheggiate alcuni delle più sublimi meraviglie dell’antichità, ben quindicimila pezzi, Donald Rumsfeld, palesemente un cretino culturale, osservò che sono “cose che succedono”.

I militari Usa avevano le coordinate di tutti i musei, i monumenti e i siti archeologici iracheni. “L’intero Iraq è un tesoro archeologico”, osservava un archeologo all’epoca. Ma le truppe americane hanno portato la distruzione, creando una base militare a Babilonia (2300 a.C.), luogo dei Giardini pensili. I miracoli dell’antichità furono cancellati a colpi di scavatrice per costruire una pista per elicotteri militari. Hanno usato lo stesso trattamento per quello che è ritenuto il luogo di nascita di Abramo, nei pressi della grande Ziqqurat [costruzione templare] di Ur. La città di Ur risale al 3800 a.C., ma è registrata nella storia scritta dal XXVI secolo a.C. Questi sono dei crimini di guerra enormi.

Dopo che George W.Bush aveva dichiarato una “crociata”, i soldati americani crociati (letteralmente) entrarono nell’Iraq prevalentemente musulmano (come pure in Afghanistan) con migliaia di Bibbie da regalare. Chiaramente erano estremamente ignoranti sul fatto che quella Babilonia, come pure Ur, che stavano distruggendo era sacra per le tre religioni abramitiche. Babilonia è riportata nella Bibbia nei Libri di Daniele, Isaia e Geremia. Ur compare tre volte nella Genesi e nella Neemia.

Il vandalismo criminale dei soldati statunitensi risulta dall’articolo del Guardian (8 giugno 2007): “Babilonia viene resa archeologicamente sterile” [Babylon being rendered archeologically barren] . Il “cortile del caravanserraglio (*) di Khan al-Raba, del X secolo, è stato utilizzato per far esplodere le armi catturate. Una esplosione ha demolito gli antichi tetti e abbattuto molte delle pareti. Il posto è ora un rudere”. Come i barbari attraverso la Porta di Ishtar.

La distruzione è continuata in tutto l’Iraq, portata avanti sia dalle forze di occupazione che dalle bande e dalle fazioni senza controllo che accorrevano nel paese a seguito dell’invasione e a causa dell’irresponsabile abbandono dei controlli alle frontiere da parte di Stati Uniti e Regno Unito, paesi questi al limite della paranoia riguardo questo tipo di controlli sui propri confini.

Gli archeologi e gli storici paragonano questi ultimi saccheggi a quello di Baghdad, per opera dei mongoli nel 1258.

Venerdì 9 marzo, nello Sabbath musulmano, l’antica città di Nimrud è stata rasa al suolo dall’auto dichiarato “Stato islamico”, distruggendo quella che divenne la capitale dell’impero neo-assiro, risalente al XIII secolo a.C. Il sito conteneva anche i resti del palazzo di Assurnasirpal, re di Assiria (883-859 a.C.) che fece di Nimrud la sua capitale.

Una fonte locale ha riferito alla Reuters che la città prima è stata saccheggiata dei valori, quindi rasa al suolo. Fino alla settimana scorsa, un ingresso a questo luogo inquietante era custodito da tori dalla testa umana e leoni con ali di falco. Questi guardiani hanno avuto la meglio sui tumulti della regione per quasi 3000 anni, per essere poi distrutti insieme a tutto ciò che sorvegliavano dai terroristi generati dalla criminale invasione di Bush e Blair.

Nel palazzo sud-occidentale vi è il tempio di Nabu, dio della saggezza, delle arti e delle scienze, considerato figlio del dio babilonese Marduk. La costruzione data probabilmente tra il 810 e il 782 a.C.

Lo storico Tom Holland ha dichiarato al Guardian: “E’ un crimine contro l’Assiria, contro l’Iraq e contro l’umanità. Distruggi il passato e controllerai il futuro. Quelli dello Stato Islamico, proprio come i nazisti, lo sanno fin troppo bene”.

Due giorni dopo, Hatra, un’altra delle meraviglie del mondo, è stata in gran parte distrutta. Hatra fu costruita intorno al III o II secolo a.C., nella stessa epoca delle grandi città arabe come Palmira in Siria, Petra (“città per metà rosa e per metà rossa, vecchia come il tempo”) in Giordania e Baalbek in Libano. Hatra ha resistito ai ripetuti attacchi da parte dell’Impero romano, per essere poi sconfitta sempre da coloro che sono stati generati dalle azioni di Bush e Blair.

Una guida del 1982 del Ministero del turismo iracheno descrive ad Hatra “… Un fregio con sculture che sembrano raccontare una storia religiosa, inscenata da dei e musicisti – la più bella opera d’arte finora scoperta” in questa vasta, eterea città di pietra arenaria che brilla d’oro sotto il sole, ambra splendente sotto i raggi dell’alba e il sole al tramonto.

Le colonne, i templi, le statue non comunicano solo per mezzo dei templi degli dei, ma sicuramente attraverso l’architettura degli dei, come uno scrittore alla ricerca di parole non ancora concepite.

Vi è il tempio della dea Shahiro (“la stella del mattino”). Un’area è “pavimentata con marmo venato, con pareti decorate da motivi geometrici e aquile – essendo l’aquila il principale elemento nella religione di Hatra. Su di un fregio decorativo, la scrittura araba risale alla seconda metà del periodo abbaside” (750-1258 d.C.). Il Califfato abbaside ha sovrinteso la “età dell’oro della civiltà islamica”.

Hatra è ricca di templi alla creazione. Sono stati dedicati al dio Sole, a Venere (la stella del mattino) “chiamata differentemente Allatu, Atra’ta e Marthin – nostra signora”. Il dio Nergoul, con un tempio a lui dedicato, simboleggiava il pianeta Marte. La venerata, grande, altissima aquila aveva il suo tempio, nel quale le statue guardavano dall’alto in basso.

Le iscrizioni sono prevalentemente in aramaico antico, in qualcuna si legge “re e principi di Hatra sono i re vittoriosi degli arabi”. Sono sicuramente in lacrime.

I cuori di coloro che conoscono tali meraviglie non potranno mai guarire. Le lacrime non si asciugheranno mai. Durante la mia ultima visita, mi trovavo di fronte alla statua di Abbu, sposa di Santruk I. Mi sono ricordata le riflessioni di James Elroy Flecker sul British Museum. Le ho ripetute a voce alta, sola in un’alba azzurra:

“Vi è una sala a Bloomsbury
Che non ho più il coraggio di percorrere,
Per tutti gli uomini di pietra che mi urlano e giurano di non esser morti
E una volta ho toccato una ragazza spezzata, e 
seppi che il marmo sanguinava”

Il giorno dopo che Hatra veniva distrutta, è stata la volta della quarta capitale dell’Assiria, Khorsabad, costruita da Sargon II (721-705 a.C.).

Le scritture parlano di una città con un parco di caccia reale e giardini con “tutte le piante aromatiche” trovate nelle fertili valli fluviali dell’Eufrate. Migliaia di alberi da frutto, tra cui il melo, il melo cotogno e il mandorlo.

Khorsabad fu ampiamente saccheggiata dai francesi nel XIX secolo e dagli americani tra il 1928 e il 1935.

Nello scavo avviato dal Console generale di Francia a Mosul nel 1842, venne fatto un tentativo per “spostare due statue di 30 tonnellate e altro materiale da Khorsabad a Parigi su una grande chiatta e quattro zattere” (2). Le due zattere e la chiatta furono affondate dai pirati e i tesori dell’Iraq rubati e perduti per sempre.

Nel 1855, venne effettuato un ulteriore tentativo di spedire i tesori rimanenti “così come il materiale da altri siti in cui lavoravano i francesi, principalmente Nimrud. Quasi tutta la collezione – oltre duecento casse – fu persa nel fiume. I manufatti superstiti di questo scavo, sono stati portati al Museo del Louvre di Parigi”.

Tra il 1928 e il 1935, archeologi americani dell’Oriental Institute di Chicago scavarono nell’area del palazzo. “Un toro colossale, dal peso stimato di 40 tonnellate, è stato scoperto all’esterno della sala del trono. E’ stato trovato diviso in tre grandi tronconi. Il solo busto pesava circa 20 tonnellate. Questo è stato spedito a Chicago”.

Inglesi e tedeschi hanno compiuto la loro buona dose di saccheggi nel sud dell’Iraq e in particolare a Babilonia e Ur, come testimoniano i loro musei nazionali.

La settimana precedente alla distruzione di Nimrud, circa 113.000 libri e manoscritti unici della biblioteca di Mosul sono stati bruciati dai selvaggi dello Stato Islamico, in quello che Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco, ha descritto come “pulizia culturale” e uno dei più devastanti atti di distruzione delle collezioni librarie della storia umana” (3). Alcuni volumi comparivano nella lista dei patrimoni rari dell’Unesco.

A finire bruciati in un rogo all’esterno della biblioteca sono stati anche i libri in lingua siriaca, stampati nella prima tipografia dell’Iraq, manoscritti settecenteschi, volumi di epoca ottomana (1534-1704 e 1831-1920). Rarità uniche come un astrolabio, un “computer” astronomico per calcolare i tempi delle posizioni del sole e delle stelle, utilizzato nell’antichità classica e nell’età d’oro dell’Islam, come le superbe clessidre anch’esse distrutte. Sono state incenerite anche un centinaio di librerie personali delle famiglie dei notabili di Mosul create “nel corso dell’ultimo secolo”. La biblioteca è stata poi fatta saltare in aria.

Nella stessa settimana, anche il Museo di Mosul è stato attaccato. Statue assire e hatrene, tra cui quella di un re hatreno che stringe un’aquila, sono state distrutte, insieme con quelle di un toro alato e del dio di Rozhan. Gli altri pezzi si ritiene siano stati rubati per poi essere venduti, probabilmente in Turchia e Siria.

Nel luglio dello scorso anno, la tomba secolare ritenuta essere quella del profeta Giona a Mosul è stata cancellata dagli esplosivi piazzati dall’Isis nella moschea in cui si trovava, risalente al XIV secolo. La “Moschea di Giona “, che dapprincipio era una chiesa, era anche tradizionalmente nota per conservare una parte dei resti della balena che lo inghiottì.

Tutte le distruzioni descritte sono avvenute nella provincia di Ninive, di cui John Masefield ha scritto:

Quinquereme di Ninive dalla lontana Ofir,
Remando verso casa al rifugio della soleggiata Palestina,
Con un carico di avorio,
E scimmie e pavoni,
Sandalo, legno di cedro, e dolce vino bianco.

L’Iraq, come la Palestina, è stato cancellato, insieme con la Libia, la Siria e anche le grandi piramidi d’Egitto, sono ora minacciate dai mostri che la “crociata” di Bush e Blair hanno creato.

Stati Uniti, Regno Unito, Canada e altri paesi hanno “consiglieri militari “in Iraq. Sono silenziosi e inattivi su questi crimini di guerra dei nuovi mongoli.

I siti web delle ambasciate statunitense e britannica a Baghdad sono ugualmente muti. Eppure sul sito dell’ambasciata americana vi è scritto: Riguardo lo stato dell’Archivio ebraico iracheno, 28 gennaio 2015: l‘Archivio ebraico iracheno rimane sotto la custodia della U.S. National Archives and Record Administration, mentre sono previsti piani per future mostre negli Stati Uniti. Nessuno dei materiali dell’Archivio ebraico iracheno hanno viaggiato al di fuori degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti continuano a rispettare i termini dell’accordo con il governo iracheno”.

Un governo sotto occupazione, ovviamente, non può legalmente fare tali accordi.

“L’esposizione del materiale a Washington nel 2013 e a New York nel 2014, ha portato ad una maggiore comprensione tra l’Iraq e gli Stati Uniti e un maggiore riconoscimento del variegato patrimonio dell’Iraq. Siamo impazienti di continuare la nostra collaborazione con il governo iracheno su questa materia in modo che la mostra possa essere vista in altre città degli Stati Uniti” (4).

Così, gli Archivi ebraici iracheni (sequestrati dagli Stati Uniti nel maggio 2003), salvaguardati in Iraq per centinaia di anni, sono stati portati via dagli Usa. Eppure sono stati complici (Babilonia, Ur, Museo di Baghdad e altrove) o passivi quando la “variegata eredità dell’Iraq” veniva sistematicamente saccheggiata e distrutta.

Curiosamente, nel 2005, John Yoo, un ex avvocato del Dipartimento di Giustizia, suggerì che gli Stati Uniti avrebbero dovuto passare all’offensiva contro al-Qaeda. Avendo infatti “le nostre agenzie di intelligence creato una falsa organizzazione terroristica, essa potrebbe avere i propri siti web, centri di reclutamento, campi di addestramento e operazioni di raccolta fondi. Potrebbe intraprendere false operazioni terroristiche e rivendicare attacchi terroristici reali, contribuendo a seminare confusione… “ (5). Vedi anche (6).

Per inciso, sono stati segnalati arresti di “consiglieri militari” israeliani e statunitensi nelle vicinanze, mentre la distruzione di vaste aree della provincia di Ninive Provincia proseguiva tranquillamente. Ci sono quindi molte più domande che risposte.

Note

(*) I primi luoghi di ristoro per i viaggiatori e le loro bestie da soma, recintati da un muro esterno, disposti intorno a un cortile, con cibo per i viaggiatori e gli animali, ricovero, negozi, impianti di lavaggio e spesso bagni.

1. https://www.questia.com/library/97576407/iraq-from-sumer-to-saddam
2. http://en.wikipedia.org/wiki/Dur-Sharrukin
3. http://globalvoicesonline.org/2015/02/25/isis-burns-mosul-library-in-iraq-destroys-thousands-of-valuable-manuscripts-and-books/
4. http://iraq.usembassy.gov/pr_012815.html
5. http://www.washingtonsblog.com/2015/02/x-admitted-false-flag-attacks.html
6. http://www.globalresearch.ca/the-relationship-between-washington-and-isis-the-evidence/5435405

Una cronologia dettagliata della distruzione della storia dell’Iraq (2003-2009) redatta da BRussells Tribunal è disponibile all’indirizzo http://www.brusselstribunal.org/Looting.htm

da www.resistenze.org/