Non sono le fonti rinnovabili che aumentano il costo dell’energia, ma un vecchio modello energetico che va reso più efficiente

4 / 4 / 2012

 Gli oneri che ricadono nella bolletta elettrica per gli incentivi al fotovoltaico sono poca cosa (meno di un quarto) rispetto al complesso degli oneri caricati su di essa per diverse ragioni (incentivi per le cosiddette “assimilabili”, Cip6, dismissione nucleare, ecc.).

D’altra parte, le fonti rinnovabili, che non sono solo fotovoltaico, ma anche solare termico, idroelettrico, eolico, biomasse, ecc., nel 2011 hanno prodotto circa il 24% del fabbisognoelettrico nazionale. Hanno promosso uno sviluppo economico e occupazionale in settoriinnovativi; contribuiscono a rispettare i vincoli europei per il clima (20-20-20), la cui mancata osservanza comporterebbe il pagamento di specifiche penali; hanno un ritorno dal punto di vista fiscale per le casse pubbliche; migliorano la bilancia commerciale grazie a minori importazioni di idrocarburi; diminuiscono, infine, il costo dell’energia nel picco diurno della domanda elettrica.

L’annunciata nuova revisione del conto energia (il 5°), più che ad abbassare gli incentivi al fotovoltaico – previsione comunque già contenuta dalle normative vigenti – ci pare punti acontingentare lo sviluppo delle varie fonti rinnovabili per non disturbare e non fare concorrenza ai grandi produttori tradizionali, che oggi controllano il sistema energetico del Paese. Oltretutto, l’ennesima revisione in corso d’opera produrrà ulteriore incertezza e difficoltà alle aziende e agli investimenti programmati, con possibili problemi anche per i lavoratori.

Lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico ammette che il costo medio dell’energia in Italia è più alto perché paghiamo il gas di più che altri paesi, per effetto di contratti legati all’andamento del petrolio, e perché c’è una sovracapacità produttiva degli impianti energetici convenzionali, e quindi una efficienza inferiore.

Allora, cosa c’entrano le rinnovabili?

Una risposta sarebbe che, in assenza di un piano energetico nazionale, lo sviluppo caotico delle rinnovabili ha creato problemi di “dispacciamento” dell’energia. Certo, questo è un problema da affrontare: è il vecchio modello energetico basato sulle grandi centrali che deve essere modernizzato. Occorre transitare verso un nuovo modello energetico basato sull’efficienza, le fonti rinnovabili e la generazione distribuita, meno dipendente dalle importazioni di petrolio e delle fonti fossili in generale.

Per questo serve una riconversione della rete elettrica, oggi poco adeguata ad assorbire le fonti rinnovabili, in buona parte discontinue. Serve lo sviluppo delle cosiddette Smart Grid, serve investire in sistemi di accumulo energetico, a partire dai pompaggi idroelettrici (oggi contrastati dai grandi produttori, a partire da Enel).

Ma serve anche dare corso a uno sviluppo equilibrato delle altre fonti rinnovabili. Ad esempio, siamo ancora in attesa dei decreti attuativi previsti sul solare termico esull’efficienza energetica degli edifici. Inoltre, ancora tanto ci sarebbe da fare per quanto riguarda i trasporti.

Tutto questo serve per progettare un nuovo modello energetico mirato alla qualità della vita, dell’ambiente, del clima, e allo sviluppo di tanti settori industriali indotti. Prevedendo,in un sistema complessivo più efficiente, anche le forniture energetiche, a costi compatibili nel rispetto delle regole comunitarie, ai settori produttivi più energivori e di base, e pertanto indispensabili per mantenere un sistema industriale moderno.Per realizzare il nuovo sistema sostenibile, però, le regole del mercato liberalizzato non bastano: serve una programmazione.

Serve un piano energetico nazionale e, contemporaneamente, servono piani articolati a livello di territorio che utilizzino, nel modo più razionale e meno impattante, tutte le risorse e le fonti energetiche disponibili nel territorio stesso.

Su queste basi, la Fiom intende aprire un confronto con il sistema delle imprese di tutti i comparti interessati, con la Conferenza delle Regioni e con i Ministeri competenti.

FIOM NAZIONALE