10703505_357260887761701_4719582986609822880_n13.09.14 Bologna – Dall’assemblea nazionale del coordinamento interregionale degli studenti medi verso un autunno di lotte

 14 / 9 / 2014

Oggi a Làbas occupato si è svolta l’assemblea nazionale del coordinamento degli studenti medi dell’Emilia Romagna, Marche, Nord Est e Napoli. L’assemblea è stata un’occasione di confronto prima dell’inizio dell’anno scolastico, per rilanciare le lotte studentesche verso un percorso di lotta condiviso all’interno delle scuole e dei vari territori, valorizzando lo spazio di intervento interregionale. Un incontro partecipato che si è aperto rilanciando il coordinamento degli studenti medi, formatosi l’anno scorso in occasione delle giornate di mobilitazione dell’autunno. L’assemblea è stata anche un momento di formazione e di confronto rispetto a tematiche fondamentali, che affronteremo in questo nuovo anno.

Un primo punto discusso dall’assemblea è stato quello dell’importanza dell’aggregazione e della ri-educazione politica all’interno delle scuole, attraverso una formazione reale basata su una cultura libera e indipendente, attraverso uno scambio di saperi orizzontale e dal basso e attraverso una riappropriazione dei saperi e degli spazi di cultura interni ed esterni alle nostre scuole.

Siamo allarmati di fronte al finto ”patto educativo” Renzi-Giannini, che continua a riproporre lo stampo neoliberale ed aziendalistico imposto alla scuola negli ultimi anni. Analizzando la riforma nello specifico all’interno dei rispettivi collettivi e delle assemblee, abbiamo trovato le stesse falle e le stesse incoerenze di un disegno che mira a svalutare la scuola pubblica. Nel testo riscontriamo soprusi alla scuola e a tutte le sue componenti, minacciando il libero insegnamento e proponendo aziendalizzazione e privatizzazione. Non possiamo tollerare un sistema scolastico basato su una meritocrazia malsana, che non produce altro che divario sociale (incentivato dalla prova INVALSI) tra scuole che si ritrovano etichettate come di serie A o di serie B. La scuola ad oggi vuole solo assicurasi l’efficienza dello studente-lavoratore, che si ritrova formato non per essere un cittadino dotato di pensiero critico e personale ma per essere immediatamente spendibile nel mercato del lavoro. Il tutto secondo una mentalità che vede sempre più la formazione di scuole imprese, dando la possibilità a privati di influire sul bilancio e quindi sulla gestione delle scuole, e permettendogli di attingere a forza lavoro non retribuita attraverso stage e apprendistati. In un sistema che omologa la formazione vediamo gli stipendi degli insegnanti legati in modo vincolante ad un sistema di meritocrazia, che svaluta il libero insegnamento e incentiva al nozionismo. Per combattere questo ennesimo attacco dobbiamo e vogliamo essere coesi e uniti con tutte le soggettività che compongono la scuola: dagli insegnati al personale ATA, dagli educatori sociali che accompagnano gli studenti disabili agli studenti stessi sempre più inghiottiti dal vortice della dispersione scolastica.

Il definanziamento della scuola pubblica incide inesorabilmente anche sull’edilizia scolastica: ogni anno ci troviamo a constatare nuovi danni e l’aumento del degrado degli edifici scolastici. I fondi non vengono stanziati, le scuole rimangono pericolanti, i cantieri abbandonati e l’accessibilità alla scuola si ridimensiona. Noi non vogliamo correre questi rischi e non vogliamo continuare a far parte di una scuola escludente ed elitaria.

La scuola dunque viene sempre di più privatizzata e l’accesso ad essa sempre più limitato. Se pensiamo solamente alle spese per i libri che superano i 500 euro e agli abbonamenti degli autobus sempre più cari, ci rendiamo conto che il Welfare viene limitato da un piano di politiche di austerità.

Ci opponiamo inoltre alle minacce dei prefetti e dei questori, che pensano che l’unico modo per gestire l’utilizzo delle sostanze sia entrare con polizia e cani  nelle nostre scuole, luoghi di formazione e di crescita, per arrestare e per portare in questura degli studenti.

Il patto tra scuola e studente si è rotto da tempo. Siamo stanchi di vivere in luoghi che non hanno più nulla a che vedere con la formazione, ma che sono diventati ormai meri incubatori del mondo del lavoro, quando il tasso di disoccupazione è altissimo.
Dalle lotte degli scorsi anni abbiamo imparato tanto e siamo pronti a rilanciare un nuovo anno di protagonismo studentesco, che metta al centro una discussione comune e di crescita, per poi sviluppare al meglio l’intervento territoriale, regionale, nazionale ed europeo.
Per questo vogliamo rilanciare azioni ed assemblee diffuse sui territori verso la mobilitazione del 10 ottobre, che attraverseremo come coordinamento studentesco con pratiche condivise e rivendicazioni comuni.

TUTT* UGUALI  TUTT* GRATIS  TUTT* LIBERI